XVIII Conferenza mondiale AIDS – 4 giornata

Published: July 22, 2010

Oggi vi voglio parlare di alcuni avvenimenti e di come si sta svolgendo la conferenza che, come la precedente del resto, è costellata di momenti di contestazione, durante i quali gli attivisti fanno sentire fortemente la propria voce utilizzando tutti quegli strumenti di lotta politica che da noi usano i sindacati e, una volta, i partiti di sinistra.

Recentemente il Presidente Obama ha emanato la cosiddetta PEPFAR (President’s Emergency Plan for AIDS Reliefs), un nome abbastanza stupido se pensiamo che la pandemia devasta il pianeta da 30 anni, questi ancora lo chiamano piano di emergenza?

Francamente il piano non l’avevo letto, dando per scontato che quello di Obama si sarebbe discostato dai piani precedenti. Invece pare di no e la comunità dei pazienti, soprattutto statunitensi ma non solo, sta reagendo. Avevo notato per la verità diversi manifestini, appesi alle colonne del centro congressi, che ritraevano una testa con metà il viso di Obama e metà quello di Bush e la scritta “chi è meglio”, ma davo per scontato che si intendesse dire “ecco guardate quanto è meglio Obama di Bush”.

Quando ho visto le e i sex workers inscenare una rumorosa manifestazione al grido di “PEPFAR KILLS SEXWORKERS”, ho intervistato uno dei coordinatori dello stand che ospita le associazioni delle prostitute (casualmente proprio nei pressi di quello di Arcigay). È saltato fuori che la PEPFAR di Obama non è per nulla diversa da quella di Bush. Secondo il coordinatore si tratta del solito piano moralista, che non depenalizza le norme contro la prostituzione e non prevede un centesimo di investimenti mirati alla categoria, tantomeno le molestie che spesso questa categoria subisce da parte delle forze dell’ordine. Fra l’altro la presidente di LILA, Alessandra Cerioli, anche lei presente alla conferenza, mi informa che le sex workers hanno problemi ad entrare negli USA per condotta immorale… (loro e i clienti?), voglio vedere la prossima conferenza mondiale che si terrà a Washington in che modo risolverà il problema.

Non si tratta neppure del primo passo falso, perché Obama fa parte a pieno titolo di quel G8 che ha deciso di tagliare i fondi per la lotta contro l’AIDS. L’ex presidente Bill Clinton ha cercato di difendere la scelta di Obama, sostenendo che il Presidente non è tornato indietro rispetto alle promesse, perché quelle promesse furono fatte prima dell’arrivo della crisi economica. Crisi che non impedisce di spendere milioni di dollari in guerre in giro per il mondo.

D’altra parte con che coraggio posso giudicare Obama? Berlusconi, a fronte di una richiesta del fondo globale per la lotta contro AIDS, tubercolosi e malaria di 731 milioni di dollari, ne ha promessi 478 e ne ha versati solo un terzo! Ecco che si spiega quello che ho scritto ieri ossia perché si muore di tubercolosi (anche in Italia è arrivata, e da un pezzo, non crediate che riguardi solo il terzo mondo), di AIDS, ecc… Parlando di questo con Alessandra in sala stampa, ci ha fermato il presidente della International AIDS Society Julio Montaner in persona, per chiederci dell’Italia, e aggiungendo in perfetto italiano un bel “porca miseria” (come si evince dalla foto!).

Il paragone con l’Olanda che propone il prof. Montaner è davvero imbarazzante.

Due anni fa a Città del Messico alcuni attivisti in manifestazione urlavano “fight AIDS not Irak”. Oggi ho pensato di indossare la maglietta che mi diedero, perché dopo due anni non è cambiato nulla.

Vorrei parlare un po’ di noi, perché dalla conferenza è arrivato un messaggio molto forte, e reiterato più volte, ai governi: in risposta alla elevata incidenza di HIV fra gli MSM nel mondo, tutti i leader della sanità mondiale hanno chiesto il rispetto dei diritti umani per gli MSM e la fine degli abusi che contribuiscono ad elevare la vulnerabilità di un gruppo sociale esposto al rischio di contagio.

Un punto importante a mio avviso che sembra essere evidente per tutti qui, tranne che in Italia dove da un lato qualche imbecille ci accusa di non essere felici, salvo poi creare condizioni di stigma, isolamento, discriminazione, ghettizzazione che di sicuro non aiutano la felicità, per non parlare della crescita personale e dell’auto consapevolezza. Non stupisce quindi che in Italia pressoché tutti gli infettivologi segnalino con preoccupazione, un aumento dei pazienti sieropositivi gay.

Il messaggio è partito dalla pre-conferenza sugli MSM “Be heard” gestita dal MSMGF (Global Forum on MSMand HIV), ed è stato ripreso dal direttore esecutivo di UNAIDS, Michel Sidibé, che ha dichiarato “la nostra visione di un mondo senza AIDS non vedrà mai la luce finché non avrà termine la criminalizzazione delle persone a motivo del loro orientamento sessuale”.

È un passaggio tutt’altro che scontato e i ragazzi del MSMGF sono stati bravi a imporre i nostri contenuti all’attenzione dell’UNAIDS, grazie ad una imponente conferenza che ha visto la presenza di oltre 100 esperti in diritti umani e salute da tutto il mondo, oltre 500 iscritti da più di 80 paesi.

Cito solo l’esperienza raccontata da un giovane gay nepalese che, in fila all’ospedale per una infezione anale, ha scoperto di non poter avere accesso alle terapie antiretrovirale perché gay. Essere gay in Nepal è un crimine e anche solo per essersi recato in ospedale, ha rischiato di finire in prigione; ha dovuto abbandonare gli studi perché gli altri genitori non volevano che i loro figli studiassero nelle stessa classe e alla fine i dirigenti scolastici lo hanno espulso dalla scuola.

Non si tratta di un caso isolato e sfortunato. Questo ragazzo è stato portato qui a Vienna dal WHO (Organizzazione mondiale della sanità), insieme alla documentazione milioni di casi di gay ai quali vengono negate le terapie nel mondo. Cosa che, ovviamente, contribuisce alla crescita del virus fra gli MSM: Thailandia 24.6%, Senegal 22%, Kenya 10,8%… un pirla a caso ha alzato la mano e ha chiesto what about Italy? Risposta di Unaids: “we don’t know, ‘cause we don’t have data about Italy”! Ennesima figura di merda del mio paese.

Magari da noi ai gay non vengono negate le terapie, tuttavia io mi chiedo se non sappiamo neppure quanti siamo come possiamo pensare di tenere sotto controllo l’infezione nell’area MSM o anche solo indirizzare una campagna efficace?

Tornando a Be heard, sono stati elaborati i punti chiave della prevenzione per gli MSM che trovo interessanti perché coprono praticamente tutti gli aspetti e danno chiaramente idea del lavoro da fare (e quanto sarà difficile riuscire a combinare qualcosa):

Sono impostazioni interessanti sulle quali ragionare.

Tornando a noi, segnalo che Arcigay è stata presente anche nel “reparto scientifico”, oltre che nel Global Village.

Il Presidente di Arcigay Verona, Michele Breveglieri, infatti ha presentato i dati relativi al progetto europeo Sialon. Un progetto che ha visto coinvolta la nostra struttura di Verona, insieme a numerose altre città europee, e che ha introdotto in Italia una metodologia di ricerca sociale innovativa, affiancando al tradizionale questionario autoriportato, un test sul fluido orale sul quale veniva ricercato sia HIV, sia sifilide. In questo modo era possibile avere un riscontro oggettivo alle affermazioni scritte sul questionario. I risultati sono stati sorprendenti. Verona si ritrova con un dato di prevalenza di HIV del 11,8%, seconda solo a Barcellona, inoltre oltre il 57% delle persone trovate sieropositive non sapevano del loro stato sierologico.

Penso che questi dati, ancorché parziali, dovrebbero far riflettere la nostra Associazione rispetto alle politiche sulla salute da mettere in campo, ma anche sulle azioni di lobby da porre in essere nei confronti del Governo e dell’autorità sanitaria. Non è pensabile che la lotta contro l’HIV fra gli MSM sia totalmente demandata alle associazioni. Sono passati ormai 30 anni dall’inizio dell’epidemia, è ora che l’Italia faccia qualcosa.

Sandro Mattioli
Responsabile Salute
Arcigay Il Cassero
Bologna

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