Conferenza di Vienna sull'Aids, secondo giorno

Published: July 21, 2010

Da Vienna, l’aggiornamento quotidiano di Vittorio Agnoletto

Anche l’autorevole rivista Lancet smentisce 12 falsi miti sulla relazione tra la tossicodipendenza e l’Hiv. Tra questi stereotipi errati, il primo è che, nel percorso di cura, i consumatori di droga non seguano le regole, non resistano a lungo e sia quindi difficile fare ricerche su queste persone. Diversi studi hanno dimostrato l’esatto contrario: si comportano come tutti gli altri sieropositivi. Un esempio emerge da una delle sperimentazioni sul vaccino anti-Hiv: il 90 per cento dei pazienti che facevano uso di stupefacenti, è rimasto – ovvero si è sottoposto all’iter di somministrazione – per 36 mesi. Ancora, si crede che chi assume droghe non risponda bene ai farmaci antiretrovirali. Ciò è stato smentito dal confronto sulla sopravvivenza con i malati non tossicodipendenti, dove non sono emerse differenze significative. Altri falsi miti sono poi l’idea che ai tossicodipendenti non interessi più di tanto bucarsi in modo sicuro, con aghi nuovi; la convinzione che il metadone non funzioni; l’inevitabilità della diffusione del virus per chi continua ad assumere sostanze. Alcuni dati dimostrano infatti un calo delle infezioni da Hiv nei tossicodipendenti tra il 1998 e il 2007, proprio in presenza di politiche di riduzione del danno.

Queste ricerche confermano quanto emerso alla fine degli anni ‘90 da una ricerca finanziata dall’Unione Europea, che avevo coordinato in diversi Paesi europei come responsabile scientifico della Lila. Quella ricerca indagava la compliance [adesione] alle terapie antiretrovirali di diversi gruppi di malati ed evidenziava proprio come la condizione di tossicodipendente non fosse di per sé automaticamente un elemento destinato a peggiorare l’aderenza terapeutica.

L’Hiv tra gli omosessuali non è più considerato come un problema isolato o relativamente ristretto, quanto piuttosto come uno dei cardini dell’epidemia globale. Nei paesi poveri gli omosessuali rischiano di essere infettati 19 volte più che il resto della popolazione, tuttavia solo uno su cinque ha accesso a progetti di prevenzione, cura e trattamenti di cui avrebbe bisogno.

«Le discriminazioni contro i gay non sono limitate ad una o più parti del mondo. Il mancato rispetto dei loro diritti umani, così come la difficile integrazione delle comunità omosessuali nei progetti di prevenzione dell’Hiv basati su evidenze scientifiche, è uno degli elementi comuni dell’epidemia in tutte le regioni del globo – ha dichiarato Elly Katabira, presidente dell’International Aids Society [Ias] – In diverse parti del mondo gli uomini che fanno sesso con altri uomini sono il gruppo più colpito dall’Hiv. Anche dove il virus colpisce prevalentemente gli eterosessuali, comunque, gli omosessuali rappresentano un’ampia ma spesso dimenticata o poco considerata parte della popolazione affetta da Hiv».

Il Piano strategico dell’Ias, pubblicato di recente, richiama l’attenzione sulla necessità di fare prevenzione tra gli omosessuali, rimuovendo ogni legge o dispositivo giuridico che criminalizzi l’omosessualità e assicurando che i governi e gli organismi internazionali provvedano e contribuiscano ai servizi relativi all’Hiv per gli omosessuali.

«Quando gli omosessuali sono coinvolti in progetti sull’Aids, i casi di Hiv diminuiscono» ha dichiarato George Ayala, Executive Officer del Global Forum su Msm [men who have sex with men, cioè uomini che fanno sesso con altri uomini] e Hiv «quando i gruppi di Msm vengono stigmatizzati o ignorati, la trasmissione dell’Hiv in tali comunità cresce. Rispettare i diritti umani degli omosessuali non è solo la cosa giusta da fare, è anche un elemento essenziale di una buona politica di salute pubblica che possa significativamente ridurre le dimensioni e l’impatto dell’epidemia».

L’analisi dei diritti delle donne rispetto all’Hiv, alla Conferenza mondiale di Vienna, ha assunto una nuova prospettiva con la presentazione, lunedì pomeriggio, dei risultati della sperimentazione Caprisa 004. Lo studio ha proposto i primi dati che dimostrano l’efficacia di un microbicida vaginale a base di antiretrovirali nel ridurre il rischio di trasmissione dell’Hiv e di herpes genitale per via sessuale. L’esperimento ha testato la sicurezza e l’efficacia di un gel con l’1 per cento di tenofovir tra circa 900 donne in due regioni del Sudafrica. Questi risultati positivi sono un importante passo avanti verso uno strumento che attribuisca la responsabilità della prevenzione da Hiv direttamente nelle mani delle donne. «Accogliamo positivamente le notizie dei progressi su uno strumento di prevenzione che potrebbe dare alle donne maggiore controllo sulla loro salute e sulle loro vite» ha dichiarato Julio Montaner, AIDS 2010 Chair, Presidente dell’International Aids Society [Ias] e direttore del B.C. Centre for Excellence in HIV/AIDS di Vancouver.

Sempre a proposito di donne, Everjoice Win [Zimbabwe] di ActionAid International ha descritto l’enorme diffusione delle violenze sulle donne e sulle bambine in tutto il mondo e ha analizzato lo stretto legame tra questi episodi e l’Hiv. Entrambi i problemi originano dall’ineguaglianza di genere; e la violenza è allo stesso tempo causa e conseguenza dell’Hiv. Come esempio, la rappresentante di ActionAid ha evidenziato, attraverso dei dati, la maggiore probabilità di una donna sieropositiva ad essere oggetto di ulteriori violenze domestiche da parte del partner o di membri della famiglia che la stigmatizzano e incolpano della malattia. La comunità internazionale ha riconosciuto la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani e i trattati su questo tema stabiliscono la responsabilità degli stati di prevenire tali violazioni, punendo i responsabili e mettendo fine all’impunità.

Win ha dichiarato che gli stati non dovrebbero usare la cultura, la religione o le tradizioni come scuse per non ricondurre le violenze contro le donne nell’ambito dei diritti umani calpestati. Nel sottolineare le strategie pratiche di azione, Win ha lanciato un appello affinché venga data priorità, con strumenti giuridici ad hoc, alla lotta contro la violenza sulle donne nei progetti contro l’Aids.

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